domenica 8 aprile 2018

I'm only happy when it rains. Books for singles.

Il titolo rimanda ad una bellissima canzone dei Garbage e può avere molti significati, preso così da solo. Può essere che a qualcuno piaccia la pioggia come evento atmosferico, oppure che sia da intendersi in senso metaforico e che ci troviamo davanti una persona che si sente "felice" o comunque "viva", "attiva", solo quando affronta le difficoltà.
Insomma ci sono varie interpretazioni.
Così come la parola "single". Per alcuni è uno status inalterabile, per altri una transizione, per altri ancora un difetto di cui liberarsi in fretta che manco la chirurgia plastica.

Magari riusciamo a trovare libri per vedere questo status da nuove angolazioni.

Come per il precedente post sui libri per San Valentino, cercherò di non battere percorsi trafficati, quindi niente Bridget Jones, che a me personalmente inoltre fa anche venire un po' i brividi. Nemmeno Ritratto di signora, Ragione e sentimento, Non lasciarmi e Notre Dame de Paris vanno bene, perché anche qui niente classici. Sarà dura, penso!

1 - Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll: Alice in realtà è una favola jolly, dove la metti sta, perché significa tutto e il contrario di tutto. Ma Alice è fondamentalmente una ragazzina sola che affronta le stranezze di un mondo che non capisce e lo fa adattandosi alle circostanze. Un esempio da seguire!

2 - Le relazioni pericolose, Choderlos de Laclos: A cosa può portare una relazione tossica? Alla distruzione di sé e dell'altro e probabilmente anche di molti altri intorno. Questo libro è un monito: cercate sempre la persona più affine a voi e più limpida, lasciate perdere i sentieri pericolosi o comunque poco chiari. Meritate trasparenza nella vita.

3 - Rebecca, Daphne du Maurier: Praticamente il libro su cui tutti hanno un'opinione unanime (capolavoro) e poi ci sono io, che lo detesto (anche se è scritto magnificamente a dir poco). Le donne del libro ne escono malissimo: una uccisa per un motivo assurdo (Manderley non può essere macchiata da un divorzio, ma da un omicidio sì) e una completamente ridotta a una larva tremante, condannata a far da infermiera al marito coi nervi a pezzi. Per non parlare della cameriera demonizzata (ingiustamente, perché alla fine c'aveva pure ragione). Vabbé, Rebecche e innominate di tutto il mondo, restate single che è meglio!

4 - I tre moschettieri, Alexandre Dumas: beh, non ve lo devo dire certo io come va a finire tra D'Artagnan e Constance...o tra lui e Milady. Molto meglio l'amicizia! E poi come fai a leggere tutte queste pagine se vieni continuamente interrotto dai whatsapp della tua metà che vuole sapere cosa stai facendo e soprattutto con chi???

5 - The hottest state, Ethan Hawke: Il romanzo sul primo amore disastroso di un pinco pallino qualsiasi con velleità d'artista. Ma torna nel Texas, va', che almeno il cuore ti rimane integro.

6 - L'assassinio di Roger Ackroyd, Agatha Christie: Vi chiederete perché. Beh, cari miei, il motivo è semplicissimo: se doveste leggerlo sul divano e accanto a voi ci fosse la vostra metà, arrivati alla fine de libro non potreste trattenervi dall'urlare selvaggiamente "COOOOOOSA?!?!?!? L'ASSASSINO E'.....?!?!?!?!?!?" e a quel punto il vostro rapporto finirebbe all'istante sia che l'altro abbia già letto il libro, sia che abbiate fatto lo spoiler peggiore del mondo. Nel primo caso, finirebbe perché non avreste la reazione di supporto psicologico sperata (ormai l'altro/a l'avrà già metabolizzato), nel secondo perché NON SI SPOILERA UN GIALLO, porcatroxa. Nemmeno io lo faccio.

Purtroppo non mi vengono altri titoli da single, ma siete liberissimi di proporre voi qualche titolo.
Buone letture a tutti, nel frattempo.

Anarchic Rain

lunedì 19 marzo 2018

Le più belle citazioni della letteratura mondiale. Parte II.

Rieccoci al secondo appuntamento con le frasi più belle dei libri (se siete curiosi, qui il primo).
Cosa ci colpisce di più di un libro? Un libro deve avere un bell'incipit, senza dubbio, e anche una bella frase di chiusura. Ad effetto, così da rimanerci impressa a lungo, e anche quando l'avremo dimenticata, potremo dire "ricordo che era bellissima".
Ma ovviamente deve avere anche sostanza. E la sostanza di un libro è data dalle parole e dalla loro sequenza, dal filo logico che le incatena l'una all'altra, dalla prima all'ultima.
Quelle che ho raccolto qui sono dei fari sulla strada della mia vita.

Demian: La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero. Nessun uomo è stato mai veramente se stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità. [...] ognuno è una rincorsa della natura verso l'uomo.

Demian: Quando odiamo un uomo, odiamo nella sua immagine qualcosa che sta dentro di noi. Ciò che non è in noi non ci mette in agitazione.

Questo piccolo grande amore: Non appartiene alla luce, ma alla bellezza la velocità più alta.

L'ora delle streghe: Ciò che fa schiudere i fiori e cadere i fiocchi di neve deve contenere una saggezza e un segreto finale belli e complessi quanto la camelia in fiore o le nubi che si radunano lassù, bianche e pure nell'oscurità.

Il cimitero senza lapidi e altre storie nere: Per me era una questione di fede: tutte le vecchie case vuote erano frequentate da fantasmi.

Il demone incarnato: A me piace rileggere cose che conosco già. E' come ascoltare in continuazione la tua canzone preferita.

I fiori del male: Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena, cosa importa? Tu rendi meno schifoso l'universo e meno pesante ogni momento.

Novecento: Negli occhi della gente si vede quello che vedranno, non quello che hanno visto.

Credo in unam: Splendida e radiosa, dal cuore degli oceani tu sorgerai, spargendo sul vasto Universo l'amore infinito con un infinito sorriso! Il mondo vibrerà come un'immensa lira nel fremito di un bacio senza fine! -Il mondo ha sete d'amore: tu verrai a placarla.

Breve storia di quasi tutto: La storia di ogni singola parte della Terra, così come la vita di un soldato, è fatta di lunghi periodi di noia e brevi periodi di terrore.

Io sono di legno: Io non vorrei essere Mia, vorrei essere di qualcuno, sapere di appartenergli e non muovermi da lì. Mia è un nome solo. Preferirei chiamarmi Tua.

Io sono di legno: Il destino, te ne accorgi che c'è quando guardi indietro, mai quando guardi avanti.

Il Signore degli Anelli: Noi preferiamo non dire una cosa, se non vale la pena di perdere molto tempo per dirla e ascoltarla.

Il piccolo principe: Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

Do you think you're clever?: Growing old is like being increasingly penalized for a crime you haven't committed.

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop: Accidenti a me, proprio non saprei dirle quand'è che sono diventata così vecchia. Mi è piombato addosso senza che me ne rendessi conto.

Il vangelo secondo Biff: L'amore non è una cosa a cui si pensa, ma una condizione in cui si dimora.

Di che cosa parliamo quando parliamo di libri: Ogni forma di limitazione, autoimposta o imposta dalla società, è un crimine contro la natura. Se si vuole qualcosa, bisogna prenderselo. A qualunque prezzo. Il coraggio è un dovere, il conformismo un vizio.

Dostoevskij: Terra, roccia e foresta, un paesaggio tragicamente elementare, ecco le profondità del volto di Dostoevskij.

Dostoevskij: Vivere giustamente significa per lui vivere interamente e intensamente il bene e il male, e viverli nel modo più assoluto e più inebriante.

Tutto Sherlock Holmes: Una volta escluso l'impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, non può che essere la verità.

Oltre il confine: Tutto è necessario. Ogni minimo particolare. E' questa in fondo la lezione. Non si può fare a meno di nulla. Nulla può venire disprezzato. Perché, vedi, non sappiamo dove stanno i fili.  I collegamenti. Il modo in cui è fatto il mondo. Non abbiamo modo di sapere quali sono le cose di cui si può fare a meno. Ciò che può venire omesso. Non abbiamo modo di sapere che cosa può stare in piedi e che cosa può cadere. E quei fili che ci sono ignoti fanno naturalmente parte anch'essi della storia e la storia non ha dimora né luogo d'essere se non nel racconto, è lì che vive e dimora e quindi non possiamo mai aver finito di raccontare.

Pet sematary: Quello che ottieni a qualsiasi costo è tuo. E quello che è tuo prima o poi torna da te.

Different seasons: Memory is a pretty subjective thing, Red. [...] If enough people want you to remember something, that can be a pretty powerful persuader.

Different seasons: It isn't just a piece of paper that makes a man. And it isn't just a prison that breaks one, either.

Different seasons: The most important things are the hardest things to say. They are the things you get ashamed of, because words diminish them - words shrink things that seemd limitless when they were in your head to no more than living size when they're brought out. But it's more than that, isn't it? The most important things lie too close to wherever your secret heart is buried, like landmarks to a treasure your enemies would love to steal away. And you may make revelations that cost you dearly only to have people look at you in a funny way, not understanding what you've said at all, or why you thought it was so important that you almost cried while you were saying it. That's the worst, I think. When the secret stays within, not for want of a teller but for want of an understanding ear.

Christine: L'amore è il più antico degli assassini. L'amore non è cieco. L'amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L'amore è un insetto che ha sempre fame.

The eyes of the dragon: People's mind, particularly the minds of children, are like wells - deep wells full of sweet water. And sometimes when a particular thought is too unpleasant to bear, the person who has that thought will lock it into a heavy box and throw it into that well. He listens for the splash and then the box is gone. Except it is not, of course. Not really. [...] Even the deepest well has a bottom and just because a thing is out of sight doesn't mean it is gone. It is still here, resting at the bottom.  [...] The casket those evil, frightening ideas are buried in may rot, and the nastiness inside may leak out after a while and poison the water and when the well of the mind is badly poisoned, we call the result insanity.

Misery: How its heart beats! How it struggles to get away! As we do, Paul, as we do. We think we know so much, but we really don't know any more than a rat in a trap - a rat with a broken back that thinks it still wants to live.

Chiamami col tuo nome: Ogni cellula del mio corpo crede che ogni cellula del tuo corpo non debba morire, mai, ma se proprio deve, che muoia allora dentro il mio corpo.

Spero vi siano piaciute queste citazioni. Ne ho scartate centinaia di altre. Magari farò un altro post simile, più in là, quando vi sarete dimenticati di questo.

Anarchic Rain

domenica 18 marzo 2018

Chiamami col tuo nome di André Aciman

Non siamo stati composti per un solo strumento; né tu, né io.

Purtroppo mi sono incuriosita del libro solo dopo aver visto il trailer del film.
Per fortuna l'ho letto senza averlo visto (non ho trovato l'ebook in lingua originale e l'ho letto in italiano....uff).
E' stata un'esperienza bellissima.

Da anni ormai io e lo yaoi andiamo a braccetto. Cos'è lo yaoi? Semplicemente una storia d'amore che vede coinvolti due maschi. Derivo il termine dai manga giapponesi a tema, che adoro tanto leggere (valla capire la psiche di una trentacinquenne, quasi trentaseienne) e lo applico ogni volta si parla di "boys love". Perché? Perché sono una yaoista convinta, vedo yaoi ovunque, creo ship come se fossero necessarie per vivere (se non ci credete, leggete la mia chiacchierata su Sherlock Holmes, e se siete fan di Buffy the Vampire Slayer pensate al crossname Spiles).

Quindi quando ho saputo che c'era questo libro che parlava del primo amore di un ragazzo di diciassette anni verso un uomo di ventiquattro, non è che mi ci sono fiondata sopra. Di più. E infatti l'ho letto in un giorno (blocco del lettore? CIAONE!), complice anche un viaggio in treno di tre ore: non sono proprio riuscita a staccarmi dalle pagine.

Come quando ogni cosa va al posto giusto e d'improvviso ti rendi conto che per diciassette anni non hai fatto altro che trafficare con la combinazione sbagliata.

Vediamo un po' cosa mi è piaciuto.

I protagonisti: sia Elio che Oliver sono fantastici. Sono reali, si comportano in un modo in cui tutti (a prescindere dal sesso) si possono riconoscere. Il primo amore quando arriva ci sconvolge, ma ci dimentichiamo che tutti ne hanno avuto uno e tutti si sono comportati allo stesso modo.
Elio prova ad essere più grande della sua età, ma solo a volte, perché in realtà è davvero più maturo di ogni altro diciassettenne che conosce. Semplicemente è cresciuto in un modo diverso, in una casa diversa (per una volta in senso positivo), e questo gli permette di vivere il suo amore per Oliver senza drammi (al di là di quelli relativi appunto al primo amore, ma quello non c'entra).
Oliver in tutto questo sgama subito Elio (vorrei vedere, ha sette anni di più e molta più esperienza) e all'inizio cerca di allontanarlo per fare la persona matura, poi invece cede all'amore. E quando finalmente smettono di fare i ragazzini che giocano a fare gli adulti e si lasciano andare entrambi, è davvero bellissimo e la magia quasi palpabile.
La scrittura di questo autore mi è piaciuta molto, anche se può sembrare priva di originalità o persino un po' banale, all'inizio. Invece è immediata e vola via veloce, anche quando dice cose importanti, quasi si vergognasse, quasi volesse dirle ma anche nasconderle, come quando tace e ci fa intuire cose che accadono senza dirle davvero.

Invece, senza ombra di dubbio, il personaggio secondario migliore di tutto il libro è il padre di Elio, il professore che accoglie Oliver nella sua casa. Una persona squisita, il padre che tutti (omosessuali e non) vorrebbero avere, di rara sensibilità, dolcezza e intelligenza. Mi ha conquistata in un attimo.

Sei troppo sveglio per non capire che tra voi c'è stato qualcosa di speciale.

La storia in sé è bellissima: il primo amore, il passaggio da ragazzo a uomo, il dolore della perdita e la gioia del ricordo.
Il primo amore porta confusione, all'inizio, poi dubbi, poi scoraggiamento, poi felicità. Ti fa maturare, ti delinea anche, un po', ti indica la strada per diventare l'uomo che sarai. Poi sembra ucciderti perché quando finisce (e ogni primo amore che si rispetti finisce) niente sembra avere più senso. E invece poi il senso riappare, quando capisci che non è tutto lì e che quello che hai vissuto sarà per sempre unico nel tuo cuore e ne sarai per sempre influenzato. Rimarrà solo un ricordo dolce in fondo ai tuoi pensieri, come un profumo che ti ricorda una cosa bella che non tornerà più senza la parte malinconica della faccenda.

Quando saremo vecchi, parleremo ancora di questi giovani come se fossero due sconosciuti che abbiamo incontrato sul treno, che ammiriamo e vorremmo aiutare. E ci verrà da chiamarla invidia, perché chiamarlo rimpianto ci spezzerebbe il cuore.

Elio e Oliver si rivedono ogni tanto, per anni, dopo quella prima meravigliosa estate. Ma tutto è cambiato ovviamente.
E dopo vent'anni, quando entrambi hanno il coraggio di ammettere che si amano (anche se non staranno mai più insieme) c'è uno dei finali più belli che abbia mai letto (grazie per le lacrime, André, no, davvero, eh):

"Sono come te" ha detto. "Mi ricordo tutto".
Mi sono fermato un secondo. Se ti ricordi tutto, volevo dirgli, e se sei davvero come me, allora domani prima di partire o quando sei pronto per chiudere la portiera del taxi e hai già salutato gli altri e non c'è più nulla da dire in questa vita, allora, una volta soltanto, girati verso di me, anche per scherzo, o perché ci hai ripensato, e, come avevi già fatto allora, guardami negli occhi, trattieni il mio sguardo, e chiamami col tuo nome.

Anarchic Rain

giovedì 15 febbraio 2018

All you need is love - Dieci libri per San Valentino

E vabbè, quest'anno cedo anch'io come il mio amico di Musical Maniak (con il suo articolo Emo Valentine) e mi cimento nel consigliare libri per la festa più trash che ci sia.
Dai, sarà pure trash, ma ogni tanto è caruccio ricordarci che dobbiamo fare un regalo alla persona che amiamo, giusto per farle capire che ci siamo ancora, che anche se non stiamo lì a dirlo tutti i giorni, è sempre nel nostro cuore, giusto per farla sentire apprezzata. E su, una volta l'anno ci sta.

E se quest'anno lo dicessimo con un libro? Un bel "ti amo" da ottantamila parole, cinquecento stupende pagine (suppergiù)?

Proviamoci, allora.
Ma vi avverto già da ora che non ci saranno i classici dei classici, perché quelli son capaci tutti. Quindi niente Jane Austen, niente Cime tempestose, niente Romeo e Giulietta.
Cerchiamo di esplorare autori insospettabili, ovviamente tra quelli che ho letto io, che sono piuttosto mainstream, ma comunque...

1 - Tre volte all'alba, Alessandro Baricco: il Bariccone nazionale non poteva mancare nella mia classifica, però ho scelto uno dei suoi libri meno "chiacchierati". E' la storia di un uomo e una donna che si incontrano solo tre volte, all'alba appunto, ma che si amano da morire. Una storia romantica, un po' surreale (come sempre) e coinvolgente.

2 - Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Enrico Brizzi: se siete due adolescenti e vi siete stufati di vampiri che luccicano e festini all'Olgiata, che ne dite di dare un'occhiata a questa storia un po' datata (anni '90) ma ancora giovane e fresca? Scritta con un linguaggio schietto che credo qualsiasi adolescente possa apprezzare.

3 - Se una notte d'inverno un viaggiatore, Italo Calvino: se sei un lettore e non hai letto questo libro, vai a farti cinque o dieci ORE di vergogna dietro la lavagna; se non sei un lettore, questo libro ti farà innamorare. E' la storia d'amore tra due lettori che si incontrano grazie ai libri e vivono un'avventura emozionante e appassionante, come solo un libro sa regalare!

4 - Una casa alla fine del mondo, Michael Cunningham: ammetto che questa è una scelta un po' anomala; non è un libro con lieto fine propriamente detto, eppure a me è piaciuto tantissimo. La scrittura di Cunningham è sempre bella, secca e precisa, come piace a me (sì, lo so, mi piace anche la scrittura rigogliosa, ma che ci posso fare!!) e la storia è quella di un triangolo amoroso un po' particolare. Lui ama lui, lui ri-ama lui e loro amano anche lei. Intensa.

5 - Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, Fannie Flagg: un gioiello, questo libro, dovete assolutamente leggerlo, senza se e senza ma! E se non vi commuovete alla fine, vi rimborso io la spesa, ecco!

6 - La sfera del buio, Stephen King: perché leggere il quarto libro di una saga di cui magari non vi frega una mazza? Perché tra i millemila libri dello zio non ne ho scelto uno singolo che parla d'amore (e ce ne sono, eh, checché ne dicano i detrattori)? Perché la storia d'amore raccontata in questo libro è la più bella di tutte, ovviamente! E' una digressione che può benissimo essere letta come libro a sé stante, ha un inizio e una fine che, anche se collegati al resto della saga, non ne sono vincolati. Fatevi un favore e leggetelo.

7 - 1Q84, Haruki Murakami: altro che Norwegian Wood. Non me lo nominate. Murakami SA scrivere d'amore e lo fa in modo superlativo in questo romanzo lunghissimo. La storia di Tengo e Aomame vi terrà col fiato sospeso fino alla fine e, quando l'ultima pagina sarà stata voltata, questi due vi mancheranno da matti.

8 - Suite Francese, Irene Nemirovski: ok, questa è un po' azzardata. Il romanzo si divide in due parti e solo la seconda ha al centro della vicenda una storia d'amore. Ma non dovete assolutamente perdervela.

9 - Questo amore, Jacques Prevert: lo so, è una poesia. Vi avevo promesso romanzi. Almeno è lunga. E vi assicuro che è bellissima. E posso svelarvi il finale: tendici la mano e salvaci. Sembra una banalità, ma l'amore salva davvero vite, laddove l'odio le stronca.

10 - Lettera di una sconosciuta, Stefan Zweig: last but not least, questo libriccino piccolo piccolo è un viaggio nella vita di una donna che ama un uomo da sempre, anche se l'uomo non lo sa. D'altra parte l'amore esiste anche da solo, non ha bisogno di qualcuno che ne riconosca l'esistenza. C'è e gli basta.

Spero di avervi suggerito letture originali, che non vi siate annoiati e spero che ogni giorno ci sia qualcuno che vi faccia sentire amati. A volte, non serve altro.

Anarchic Rain

mercoledì 17 gennaio 2018

Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi

L'altro ieri è morta Dolores O'Riordan, la meravigliosa cantante dei Cranberries, un gruppo irlandese a dir poco fantastico (lo so che si dice di ogni gruppo quando "muore" ma loro lo erano sul serio) e, una cosa tira l'altra, mi sono ritrovata a pensare agli anni Novanta, i maledetti (scherzo) anni della mia adolescenza. Santocielo, sembrano passate tipo cinque vite e mezzo.

Ho pensato anche ai libri che ho letto in quel periodo, col sottofondo della musica che amavo (e amo tuttora, non ho rinnegato quasi nulla, neppure gli Aqua!) e mi è tornato in mente il quinto ginnasio, anno 1997, quindici anni (se ci ripenso mi viene quasi da piangere). A quell'epoca avevamo una prof di italiano che non piaceva quasi a nessuno, la chiamavamo Berta/Bertuccia, era davvero terribile, porella (manco era tanto colpa sua, ma così era), però per la narrativa di quell'anno, forse per fare bella impressione con noi, scelse questo librettino di Brizzi (che allora mi pare avesse pubblicato solo Bastogne, ma non voglio sbagliarmi e non mi va di andare a controllare), uscito tipo l'anno prima e ce lo diede da leggere e commentare.

Una storiella leggera, due pirati moderni che si innamorano e poi si separano e poi (forse, non lo sapremo mai) tornano insieme. Il primo amore, questo momento che tutti dobbiamo affrontare, che sia ricambiato o disastroso, su cui hanno scritto poeti, romanzieri, saggisti, di cui hanno dipinto pittori, di cui hanno suonato musicisti...insomma, LUI, il primo amore.
Brizzi lo affronta come se davvero avesse sedici anni e mezzo, o come se li ricordasse perfettamente. Con un linguaggio freschissimo, infarcito di parolacce ma senza esagerare, senza risultare greve, affrontando temi importantissimi, tra cui droga, suicidio (chi l'ha letto non potrà mai scordare la lettera di Martino, l'amico di Alex, io ancora piango), inadeguatezza, bullismo, insomma in una parola, il LICEO.
In mezzo a questo bordello nasce un piccolo fiore colorato: l'amore tra Alex e Aidi, sì, come la tipa dei cartoni animati ma scritto diverso. Un amore che prima è amicizia, deve superare tutti gli ostacoli esterni e interni ai due protagonisti, tutti i pregiudizi, e poi deve prepararsi ad affrontare la prova della separazione, perché Aidi in tempi non sospetti aveva fatto domanda per un anno di studi in America. Il terrore di Alex di lasciarla andare, insicuro di lei ma più di se stesso. La tristezza di Aidi di partire, unita alla deliziosa euforia di qualcosa di nuovo e in qualche modo grande.

Chi sono Alex e Aidi? Due adolescenti normalissimi, con amici, ex, sogni, speranze. Alex era stato un bravissimo studente fino al primo liceo classico, quando aveva deciso di ribellarsi al sistema (dopo aver letto Due di Due di Andrea De Carlo). Quando incontra Aidi, con cui discute di poesia (lui schierando quel kranio immenso di Baudelaire, lei Cummings, non ha la minima idea di quello che sta per iniziare, ma basta parlare con lei tre minuti per pensare "Mio dio, ma questa ragazza è un intero disco di Battisti!". Aidi da parte sua è la classica brava ragazza, ma non del tipo noioso, del tipo giusto, if you know what I mean, e Alex se ne accorge subito. Ma lei non vuole stare sul serio insieme a lui, nonostante le piaccia tantissimo, perché ha paura che tutto possa finire con la sua partenza per l'America. Cercano di fare scelte "fuori dal libro", per non permettere a nessuno (neppure a una entità non meglio definita) di dirigere la loro vita, di condizionare le loro scelte. Come fece John Frusciante (Jack, forse per motivi di copyright) quando abbandonò i Red Hot Chili Peppers all'apice del successo.
Si conoscono, diventano inseparabili, litigano, fanno pace. E' dolcissimo vederli interagire così fragili e tuttavia così impavidi verso la Vita.

"Prima o poi ci incontreremo ancora, nel bel mezzo dell'unica festa che non può finire": forse un addio-non-addio, una cosa indefinita e indefinibile come quel ti al-di-là anche se suona male (brividi al ricordo).

Mentre lo leggevamo, io e la mia compagna di banco (e amica-per-sempre, ovviamente, poiché le amicizie del liceo durano una vita intera, se sono vere) ci appuntavamo frasi su frasi sul diario e ci siamo anche rilette Il piccolo principe, visto che metà del libro è un riferimento al Principe e alla volpe che addomestica.
"L'essenziale è invisibile agli occhi".

E alla fine, come non farsi venire le lacrime agli occhi sulle ultime righe, quando la festa di addio per Aidi è finita e, dopo aver passato la notte insieme, Alex torna a casa in bici, come al solito: "ma che fa il nostro, piange? No, se il vecchio Alex, il nostro Girardengo un po' più basso e rock, ha gli occhi un pochino lustri è solo il vento".
Perdonatemi se la citazione non è alla lettera, ma non ho il libro con me e sto andando a memoria.

Nonostante io mi commuova ancora, penso sia un libro adatto a un pubblico giovane, della stessa età dei protagonisti, da rileggere ogni tanto, solo per vedere se si riesce a sentire nostalgia.
Io la sento ogni volta, ma è una nostalgia tenera che mi scalda.

Anarchic Rain

venerdì 12 gennaio 2018

Danse Macabre di Stephen King

Nella mia vita di lettrice (e di fedele lettrice), mi sono capitati molti libri che mi hanno ispirato le due emozioni contrastanti del ribrezzo e del fascino, ma mai quanto questo.
King parla di horror.
Come dire che il Dalai Lama parla di pace. O Muhammad Alì di boxe. O Dio di teologia.

Il Re del Maine crea un percorso fosforescente che si dipana attraverso trent'anni di horror, in qualunque campo: letteratura, cinema, tv, radio, creando legami e sottolineando similitudini come solo un vero appassionato (ossessivo?) potrebbe fare.
E' magnificamente affascinante seguire lo zione, attraverso gli anni '50 fino agli anni '80, che salta di palo in frasca tra un film e un programma radiofonico, un libro e uno sceneggiato televisivo. Punta la sua mirabile torcia là, proprio in quell'anfratto oscuro che non avevi mai notato e fa molte osservazioni che, se non intelligenti, sono in massima parte illuminanti.
Tranne quando definisce Shining "un prodotto sbagliato, esasperante e deludente" pur ammettendo (comunque controvoglia) che ha una "traccia di genialità".
A questo punto la mia reazione è stata quella di sempre: zio, sai scrivere da dio, ma di film non capisci un caxxo (vedi La torre nera -mi fa male chiamarlo così-).

Comunque, in definitiva, il libro è divertente e ti fornisce una lunga (luuuuuunga) lista di libri e film da non perdere se vuoi diventare un vero appassionato di horror.

Quello che mi ha fatto repulsione (lo so, è un termine che non uso spesso) è stato il linguaggio. Io voglio anche capire che nel 1980 King avesse più droga che sangue in circolo...ma non posso perdonare il modo in cui esprime alcuni concetti, qua e là nel libro. A essere sincera sembra il tipico maschio sciovinista occidentale. E mi dà fastidio. Ho persino pensato che fosse un errore di traduzione o una scelta del traduttore (più che un errore), ma ho letto parallelamente anche la versione originale e so che non è così, purtroppo.

Ultima cosa.
L'edizione.
Un paio di anni fa uscì una nuova edizione del saggio (datato 1981), promossa in lungo e in largo come un'edizione aggiornata.
Grande Dio Anubi. Maddecheeeeeee!
Ha semplicemente una nuova postfazione e una prefazione a cura del traduttore.
Prefazione che è davvero tremenda e non solo non aggiunge nulla al libro, ma addirittura lo abbassa di livello.
Io faccio il medico, non ho mai preteso di essere un vero critico, ho sempre definito i miei post "chiacchierate" o al massimo "sproloqui". Quello che voglio dire è "a ciascuno il suo". King è uno scrittore e fa lo scrittore (e infatti quando fa il recensore sia di libri che di film fa piuttosto caxare); se tu sei un traduttore, traduci, non metterti a scrivere (a meno che sia quella la tua vera passione, in quel caso molla tutto e mettiti a scrivere seriamente, come ha fatto appunto, lo zio).

Scusate lo sfogo.

Leggere o non leggere questo libro?
Per un fan dell'horror è molto interessante.
Per un fan di King è mediamente interessante.
Per tutti gli altri, forse ci sono libri migliori che vi aspettano.

Anarchic Rain

giovedì 14 dicembre 2017

Misery by Stephen King

The Goddess never dies.

Un po' di goliardia: Paul Sheldon, il protagonista di King che non pensa ad altro che uccidere donne. Prima Misery, l'eroina della sua serie di romanzetti per casalinghe disperate, poi Annie, la sua aguzzina.
Un personaggio, Paul, che è un po' la prostituta per eccellenza: prima si vende a Misery per fama e soldi, poi ad Annie, per rimanere in vita. Poi rischia di morire a causa di entrambe.
Detta così, uno sfigato insomma. Ok, Paul Sheldon non mi è mai stato simpatico, non ho mai fatto il tifo per lui (ma nemmeno per Annie, ci mancherebbe) e non ho gioito alla fine del libro (non per lui, comunque).
Quindi di che parliamo? Io direi che parliamo di un grande romanzo, che non ha necessariamente bisogno di protagonisti amabili e antagonisti eccitanti per esistere, ma che si fa "vita" intorno a due persone reali e malate.
Anche Paul è malato? Secondo me sì.

Ora andiamo nel dettaglio (serio).

Misery è un romanzo sulla dipendenza e già solo per questo dovrebbe essere letto davvero da tutti. Non è assolutamente facile parlare di questo argomento o scriverne, ma King può farlo, perché lui non ci è solo passato, ma in quel periodo ancora ne era schiavo. Droghe, alcol, non faceva distinzione (per sua stessa ammissione). Misery è forse un tentativo di esorcismo.
Annie è droga, è un'ossessione, è dipendenza allo stato puro: Paul dipende da lei in tutto, la sua vita, il suo benessere fisico e mentale dipendono da lei, da come si sveglia la mattina. E' la sua luna e la luna sulla Terra esercita molti effetti: il più visibile di tutti sono le maree. L'acqua si allunga verso di lei, poi si ritira fin quasi a seccarsi totalmente, poi ritorna, quando lei ritorna. Un movimento affascinante, ma per Paul è anche terrificante. Menomato, impossibilitato a muoversi, può contare solo su di lei, sua dea, che come tutti gli dei dell'Olimpo è irascibile, lunatica (scusate il gioco di parole) e molto, molto permalosa. Però pensa di essere gentile o almeno pensa di farcelo credere. I sorrisi, gli "I love you, Paul", le sorprese culinarie: tutto è teso a raggirare il povero drogato che pende dalle sue labbra; il drogato non ci casca da un punto di vista intellettuale, ma dal punto di vista fisico non può farne a meno.
Paul dimostra una grande forza di volontà quando finalmente si libera di lei. E lo fa nonostante grazie a lei sia riuscito a scrivere il romanzo più bello della sua carriera (fino a quel momento, almeno).

Quello che io penso, e che in parte ha causato il mio folle innamoramento per questo libro, è che il secondo tema più importante, dopo la dipendenza, sia l'amore. Non l'amore tra due persone, quello è piuttosto ballerino, non si sa mai quanto durerà, cosa si porterà via e quali cocci ci lascerà. No, l'amore per la scrittura. E lo zio questo amore lo conosce molto, molto bene.
Ci sono volte in cui mi chiedo se quello che davvero lo ha tirato fuori dai guai nei suoi confusi anni '80 non sia stato lo scrivere. Lui ha sempre ringraziato la sua famiglia e sono certa che loro debbano averne sopportate di cotte e di crude da lui, in quel periodo. Ma gli sono rimasti accanto e certamente questo ha contato tanto. Ma quello che mi frulla in testa, e quando leggo Misery non posso che trovarne la conferma, è che in realtà sia stato il suo grande, infinito, perenne amore per la scrittura.
Domande che rimarranno insolute, lo so.

Perché leggere questo romanzo?
E' una storia cruda di quello che può succedere a tutti, se in un momento di debolezza lasciamo che siano le nostre ossessioni a governare la nostra vita. E' un monito e non riguarda solo la dipendenza da droga o alcol. Tutte le dipendenze sono sbagliate, quali che siano i motivi. Guardatevi dalle dipendenze, guardatevi dagli dei.

Anarchic Rain