domenica 9 novembre 2014

IT by Stephen King

Nel primo post ho accennato a quanto mi piacciano i libri lunghi, principalmente perché adoro stare in compagnia dei personaggi di cui leggo il più a lungo possibile.
Sempre nello stesso post ho parlato dello zio, ossia di Stephen King, al quale devo in parte la passione per la lettura.
Unendo insieme i due concetti, nasce questa nuova chiacchierata. E non potevo non iniziare dal suo capolavoro (per me).
IT, un libro che a prima vista, dai più, sembra inapprocciabile proprio per la sua lunghezza (ho qui davanti l'edizione inglese (casa editrice Hodder, se vi andasse di cercare la copertina, meravigliosa per inciso, su internet) e sono la bellezza di 1376 pagine) e anche per un certo film che negli anni 80 ha terrorizzato i bambini e annoiato gli adulti.
Ebbene, vi giuro che mi dispiace tanto per gli scoraggiati. Io li chiamerei tranquillamente codardi, ma vabbè, non stiamo a sottilizzare.
Partiamo dall'inizio, visto che la strada sarà un po' lunghetta anche qui, ma vorrei avvisarvi prima che ci saranno spoiler anche sul finale, quindi se non lo avete letto o se pensate che gli spoiler siano la piaga ultima della società moderna, leggetevi il libro prima del mio post.
Lo zio ha scritto questo immenso (e non per le pagine) libro nel giro di quattro anni, dal 9 settembre 1981 al 28 dicembre del 1985, a Bangor, la città in cui vive con la sua famiglia, nella sua meravigliosa casa, dal cancello inconfondibile.
Ancor prima di cominciare, già è amore: la dedica.
Spesso non si presta attenzione alle dediche di un libro, spesso sono indecifrabili, spesso sono solo nomi buttati lì e di cui non sapremo mai niente.
Chi però è un fedele lettore sa cosa si perde se dovesse saltare direttamente a pagina 1. Un sacco di belle cose. Anche in questo caso è così: lo zio dedica il libro ai suoi tre figli, con due messaggi fondamentali. Il primo è un ringraziamento, perché gli hanno insegnato a essere libero. Il secondo è un invito, a credere nella magia, perché kids, fiction is the truth inside the lie, and the truth of this fiction is simple enough: the magic exists.
King ci ricorda che bisogna credere. E che non bisogna mai rinunciare alla fantasia.
Ci sono moltissimi libri in cui lo zio ci racconta l'amicizia, ma io penso che come lo fa in queste pagine non l'ha fatto mai...e forse mai più lo farà.
I sette amici protagonisti del libro, ossia Bill, Ben, Beverly, Richie, Stan, Eddie e Mike, ossia il club dei Perdenti, sono ragazzini un po' sfigati, ma buoni, che si ritrovano a combattere il mostruoso IT, qualsiasi cosa esso sia, a costo della loro vita. Quando, anni dopo la prima fenomenale battaglia, si rendono conto che IT non è definitivamente morto e sepolto, si riuniscono ancora e stavolta riescono a farlo fuori.
Ok, questa è la trama semplice semplice. Un po' poverella, se vogliamo.
Allora, cos'è che realmente rende IT così speciale? Insomma non perché lo dico io, ma da che mondo è mondo IT è in ballottaggio per il primo posto come capolavoro di King con The stand, quindi un minimo di valore deve pur averlo.
E infatti ce l'ha.
Nonostante l'elemento fantastico, IT è un libro reale. I ragazzini un po' debolucci che vengono presi di mira dai bulli del paese, i genitori (p)ossessivi, il disagio di essere obeso o di essere nero negli anni '50. Sono situazioni che sono capitate a migliaia o milioni di persone. Tutti possiamo rivederci nei protagonisti e tutti li comprendiamo e ne abbiamo simpatia. Quando poi crescono, idem, le situazioni familiari o lavorative che affrontano possono essere quelle di tutti.
L'elemento fantastico ci proietta in una dimensione che non è reale eppure ancora lo è. Chi non ha mai avuto paura del buio o dei ragni? Chi non ha mai acceso tutte le luci del corridoio per arrivare in bagno? Chi non ha mai avuto paura dei lupi mannari? Non è mai successo a nessuno di essere ipocondriaco (per sé o per i propri figli)?
Le paure fanno parte del nostro bagaglio di vita e, se la maggior parte delle persone le supera, non bisogna dimenticare che ci sono pochi (o molti, chissà) che non ci riusciranno mai, che se le porteranno dietro/dentro per sempre e ne saranno terrorizzati per sempre.
IT non è che la personificazione di tutto questo terrore, non a caso cambia faccia ogni due per tre, fino alla resa dei conti finale. IT sa bene dove colpire ognuno dei protagonisti e sfrutta il loro punto debole senza pietà, come ci si aspetta da un cattivo veramente cattivo.
Apro una piccola parentesi per dire una cosuccia che mi gira in testa da un po'. Ho notato che ultimamente di veri cattivi non ce ne sono. Mi spiego: la maggior parte delle volte le motivazioni del cattivo tendono a metterlo in una luce migliore e ci viene da dire "oh, poverino". Dunque, mi chiedo: quando è successa sta cosa? E' stato così graduale che non ce ne siamo accorti. Ma i cattivi puri, quelli che fino alla fine ti maledicono, non ci sono quasi più. Siamo tutti lì a tifare per i cattivi, perché poverini, hanno avuto un'infanzia difficile, con quel fratello minore così perfetto in tutto da metterlo sempre nella luce peggiore, oppure perché bisogna capirli, l'amore della loro vita se n'è andato con qualcun altro, oppure blablabla. Mi piacerebbe rivedere un vero cattivo, se qualcuno ne ha notizia, please, io sono tutta orecchie. Chiusa parentesi.
Tornando a IT, il male assoluto non ha giustificazioni se non il male in sé, IT è crudele perché adora esserlo, perché lo diverte, ma soprattutto perché è nato per questo. E il male richiede sangue giovane da cui trarre nutrimento. Ovviamente i buoni non ci stanno e di qui la lotta.
Eterna lotta tra il bene e il male e, naturalmente, deve vincere il bene, se no c'è qualcosa che non quadra. Noi tifiamo per il bene, ovviamente mi viene da dire, ma non è così scontato, per le ragioni di cui sopra.
Io penso che questa è la cosa che noi lettori amiamo più leggere, questa lotta, questa struggente guerra infinita che fa vinti e vincitori da entrambe le parti, in momenti diversi. IT è pieno di momenti tristi per i Perdenti, la morte di Stan o quella di Eddie, per esempio, nonché la strafamosa morte del fratellino di Bill, all'inizio, mentre insegue la sua barchetta di carta sotto il temporale e viene ucciso da IT. D'altra parte anche le forze del male non sono messe benissimo, considerando che, per intrappolare i ragazzi (poi uomini), il nostro caro pagliaccio/un sacco di altre cose usa un mentecatto (Henry) e un coglione totale (Tom), ma è chiaro che non può stare lì a sottilizzare.
Comunque alla fine quello che conta è il respiro di sollievo che tiriamo quando i protagonisti (non tutti, ma almeno una parte) escono vittoriosi dalle fogne. IT è sconfitto, stavolta per sempre e  possiamo dormire sonni tranquilli. Il consiglio finale del libro è "Sii valoroso, sii coraggioso, resisti"...almeno finché allo zio non verrà in mente qualche altro incubo da tramutare in realtà.

Anarchic Rain

2 commenti:

  1. Wow che chiacchierata ! Non ho letto tutto di king e quindi non so se ci sono altri cattivi puri ma il mondo in cui hai descritto IT mi ha fatto tornare in mente Voldemort ... per me infatti il Lord di Harry Potter rappresenta uno dei pochi cattivi veri della letteratura moderna... detto questo mi hai fatto tornare la voglia di rilegge IT

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  2. eh si, divento logorroica a volte!! Voldemort è un buon esempio (nella letteratura moderna) ma anche qui, in alcuni passaggi, lo vedo un po' giustificato: il ragazzino solo, tenuto in disparte, orfano (mi pare, non ricordo bene)...lui in realtà ha una ragione per uccidere Harry, ossia la profezia, quindi non rappresenta proprio il male fine a se stesso...
    Detto questo...IT è sicuramente un romanzo da rileggere! Io sento spesso la nostalgia per i perdenti e lo riprendo ogni volta con una specie di commozione ^__^

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