lunedì 23 marzo 2015

Un po' di incipit...

Cos'è che ci cattura di un libro?
Un libro è come una persona che abbiamo appena incontrato: la prima cosa che vediamo è l'esterno (la copertina), com'è vestita, l'atteggiamento del volto, i movimenti, il profumo, la voce; poi cominciamo a conoscerla (il quarto di copertina, il riassunto, diciamo) e quindi già ce ne facciamo un'idea. Poi ad un certo punto, per caso, questa persona dice una frase e ci conquista.
Un libro, un buon libro, ci conquista fin dalla prima frase (anche perché abbandonare una persona nel mezzo di una conversazione non è carino, mentre un libro lo richiudiamo senza problemi dopo un paio di frasi).
Per i più sensibili, vorrei specificare che non sempre un buon incipit è segno di buon lavoro, come anche un incipit che zoppica non lo è di uno cattivo. Ma in generale, posso dire che i libri che ben cominciano mi sono praticamente piaciuti tutti (sarà un caso?).
E allora ho pensato di raccogliere in un unico post, qualche incipit (famoso e meno famoso) tra quelli che mi hanno catturata.

Anna Karenina (Lev Tolstoj): Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo proprio.

Oceano mare (Alessandro Baricco): Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare -il mare- nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare.

Qualsiasi favola: C'era una volta, in un regno lontano lontano...

A volte ritorno (John Niven): "Dio sta arrivando...fate finta di lavorare!"

American dust: prima che il vento si porti via tutto (Richard Brautighan): Quel pomeriggio non sapevo che la terra aspettava di ridiventare una tomba nel giro di qualche giorno appena. Peccato non poter afferrare il proiettile in corsa e respingerlo dentro la canna del fucile calibro 22 perché si riavviti nel caricatore e da lì dentro il bossolo, come se non fosse mai stato sparato o nemmeno mai caricato.

A single man (John Isherwood): Svegliarsi è cominciare a dire sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta sdraiato per un momento a osservare il soffitto e dentro se stesso finché non abbia riconosciuto Io, e da questo dedotto Io sono-, Io sono ora. Qui viene dopo ed è, almeno in negativo, rassicurante; poiché stamane è qui che si aspettava di trovarsi; come dire a casa propria.

Kitchen (Banana Yoshimoto): Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina.

Fight club (Chuck Palanhiuk): Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c'è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire.

Scelti dalle tenebre (Anne Rice): Sono il vampiro Lestat. Sono immortale. Più o meno. La luce del sole, il calore continuativo di un fuoco intenso...ecco, potrebbero annientarmi. O forse no.

La caduta di casa Usher (Edgar Allan Poe): In una giornata triste, buia e troppo silenziosa, con un cielo di nuvole basse e pesanti, dopo aver cavalcato da solo per un tratto di campagna particolarmente desolato, verso sera, mentre le ombre si facevano più lunghe, mi trovai di fronte alla malinconica casa Usher.

La maschera della morte rossa (Edgar Allan Poe): Da lungo tempo la Morte Rossa devastava il paese. Nessuna pestilenza era mai stata così fatale, così spaventosa. Il sangue era la sua manifestazione e il suo sigillo: il rosso e l'orrore del sangue.

Il cuore rivelatore (Edgar Allan Poe): E' proprio vero! -Nervoso -molto, spaventosamente nervoso, ero e sono ancora; ma perché dire che sono pazzo?

L'amante (Marguerite Duras): Un giorno, ero già avanti negli anni, in una hall mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: "La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane".

9 settimane e mezzo (Elizabeth McNeill): La prima volta che siamo stati a letto insieme mi ha tenuto le mani inchiodate sopra la testa. Mi è piaciuto. Mi è piaciuta la cosa e mi piaceva lui. Era strano in un modo che mi è parso romantico; spiritoso, intelligente, interessante da parlarci insieme; e mi ha fatto godere.

Piccole donne (Louise May Alcott): "Un Natale senza regali non sembra nemmeno Natale" disse Jo sdraiata sul tappeto dinanzi al caminetto.

La signora delle camelie (Alexandre Dumas): Penso che non si possano creare dei personaggi senza aver studiato a fondo gli uomini, come non si può parlare una lingua che a patto di averla imparata seriamente. Non avendo ancora raggiunto l'età nella quale s'inventa, mi accontento di riferire.

Il grande Gatsby (F.S. Fitzgerald): Negli anni più vulnerabili della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente: "Quando ti viene la voglia di criticare qualcuno, mi disse, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu".

La fine del mondo e il paese delle meraviglie (Haruki Murakami): L'ascensore saliva con estrema lentezza. Presumo salisse, cioè. Ma non ne sono affatto sicuro. Era tanto lento da farmi perdere il senso della direzione. Chissà, forse scendeva, o non di muoveva neanche. Nelle circostanze in cui mi trovavo era logico immaginare che stesse salendo. Era solo una supposizione, però. Del tutto priva di fondamento. Magari ero salito di tredici piani e poi sceso di tre, o avevo fatto il giro del mondo ed ero tornato al punto di partenza. Chi poteva dirlo?

Il giardino di cemento (Ian McEwan): Non ho ucciso mio padre, ma certe volte mi sembra quasi di avergli dato una mano a morire. E se non fosse capitata in coincidenza con una pietra miliare del mio sviluppo fisico, la sua morte sembrerebbe un fatto insignificante in confronto a quello che è successo dopo.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo (Enrico Brizzi): presto sarebbe volato via pure quello stupido febbraio e il vecchio Alex si sentiva profondamente infelice ma in un modo distaccato, come se la sua vita appartenesse -sensazione fin troppo tipica e cruda ne convengo- a qualcun altro
ma non ghignate, per favore, poiché all'epoca il vecchio Alex non aveva ancora compiuto diciott'anni e in quei giorni il cielo di Bologna era espressivo come un blocco di ghisa sorda e da simili espressività non avreste potuto aspettarvi nulla d'esaltante, neppure uno di quei bei temporaloni definitivi che lavano le strade e da quasi due settimane la città giaceva tramortita sotto una pioggia esangue e senza nome

Il sentiero dei nidi di ragno (Italo Calvino): Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere dritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.

L'ultimo cavaliere (Stephen King): L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.

IT (Stephen King): Il terrore che sarebbe durato ventotto anni, ma forse di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato di sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.

I fratelli Karamazov (Fedor Dostoevskij): Aleksei Fedorovic Karamazov era il terzo figlio di un proprietario terriero del nostro distretto, Fedor Pavlovic Karamazov, assai noto ai suoi tempi (e del resto ancor oggi ricordato fra noi) per la sua tragica e oscura fine, avvenuta esattamente tredici anni fa e della quale parlerò a tempo debito).

Memorie dal sottosuolo (Fedor Dostoevskij): Sono un uomo malato...sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; bè, almeno abbastanza da rispettare la medicina.

1984 (George Orwell): Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta, tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.

Una stagione all'inferno (Arthur Rimbaud): Un tempo, se ben mi ricordo, la mia vita era un festino dove si aprivano tutti i cuori, dove tutti i vini scorrevano. Una sera, ho fatto sedere la bellezza sulle mie ginocchia. -E l'ho trovata amara. E l'ho ingiuriata.

Ritratto di signora (Henry James): Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio.

Orgoglio e pregiudizio (Jane Austen): E' cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di grande fortuna sia in cerca di una moglie.

Emma (Jane austen): Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in sè il meglio che la vita può offrire e aveva quasi raggiunto i ventun'anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere.

Guida galattica per gli autostoppisti (Douglas Adams): Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno ad esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che ancora credono che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione.

Le onde (Virginia Woolf): Il sole non si era ancora levato. Il mare non si distingueva dal cielo; era solo appena appena increspato, come un panno sgualcito. Pian piano, col cielo che si schiariva, si poggiò sull'orizzonte una linea scura che li divise, e il panno grigio si spezzò a forza di colpi veloci, che da sotto salivano in superficie incalzandosi, uno dietro l'altro, in un movimento perpetuo.

Per ora mi fermo.
Lo so, lo so. Non state a dirmi che questo non c'è, quest'altro nemmeno. Non è pensabile che metta tutti gli incipit più belli del mondo letterario, no? A parte quelli universalmente riconosciuti, bisogna anche considerare che ce ne sono alcuni che piacciono solo a poche persone e altri che non piacciono affatto, quindi vale sempre la vecchia regola "i gusti son gusti".

Accontentatevi e, magari, se vi lasciate incuriosire, potreste già scoprire libri che non pensavate di poter amare.

Anarchic Rain

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