venerdì 10 luglio 2015

Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury

"Si può uccidere il male seppellendolo di risate" SK

Questa è una celebre frase dello zio King. Pensavo fosse uno dei meravigliosi parti della sua mente prodigiosa, ma non è così. O meglio, è probabilmente ispirata al libro di cui mi accingo a parlare. Non lo dico solo per una questione di trama e/o citazione. Lo zio deve a questo "piccolo" capolavoro nientepopodimenochè IT.

Infatti Bradbury ci trasporta in un sonnolento paesino americano, la cui esistenza è nota praticamente solo agli abitanti, tra cui ci sono i nostri due protagonisti: Will e Jim, due grandi amici di quasi quattordici anni. Nati a due minuti l'uno dall'altro, durante la mezzanotte di Halloween.
La prima pagina già ti cattura e ti incuriosisce e non vedi l'ora di saperne di più.
Più si va avanti più inseguiamo curiosi i ragazzi per le vie del paese, mentre sgattaiolano di notte fuori casa, attirati da profumi, suoni, promesse nel vento.
Ma l'orrore comincia subito.
In IT era un pagliaccio "da solo" (si, lo so, rappresenta il male totale, ma sempre un pagliaccio è). Qui abbiamo un intero parco giochi itinerante, con i due proprietari, uno più oscuro dell'altro. Il peggiore, mr Dark.

La storia di una crescita, anzi di due, la storia di un'amicizia, quella d'acciaio, di quelle possibili forse solo finché dura l'innocenza.
Io mi sono subito affezionata ai due ragazzi, ma più che alla voce narrante (Will) a Jim, che mi pare segnato fin dall'inizio. Sembra più maturo dell'amico, eppure quando si tratta di scegliere sbaglia. E alla grande. Per fortuna al suo fianco c'è sempre Will, che spinto dall'affetto sincero per lui vuole salvarlo a tutti i costi.

Ovviamente non vi dico se ci riesce o meno, non sono così crudele da farvi lo spoiler dell'ultima pagina. Però vi posso dire che tutto in questo libro è emozionante.
All'inizio non capivo il perché, non ci sono molti aggettivi, quasi nessun avverbio (King sicuramente pensava anche a lui quando scrisse On writing), però Bradbury riesce a creare la suspance e il desiderio di continuare pagina dopo pagina semplicemente raccontando senza abbellimenti quello che succede.
Bellissime le descrizioni del paese di notte e della radura dove gli itineranti si sono stabiliti.

Ma chi è il popolo dell'autunno? Chi sono questi misteriosi e spaventevoli personaggi che inquietano così tanto Will e attirano nello stesso modo Jim? Sono gli esseri più lontani dall'amore tra tutti gli umani (e non, viene da dire), quelli che si nutrono degli incubi e terrori degli altri.
Una giostra, la più terribile di tutte, ti mostra come sei, come sei stato e come sarai, non soltanto fisicamente, ma anche nell'anima e non si può far altro che (tentare di) fuggire come fulmini. Ma spesso non ci si riesce.
E poi l'altra giostra, quella che stranamente suona una musica a ritroso...qual è il suo maleficio? E perché Jim ne è attratto?

Ragazzi, ho amato ogni singola parola di questo libro.
Quando ero ormai a metà, mi sembrava di aver letto cinquecento pagine e invece in tutto il libro ne ha circa trecento. Ma non perché è lento o noioso, non fraintendetemi. Invece era perché ogni pagina era densa di psicologia dei personaggi, non di quella spiegata a parole, ma intuita dai fatti e da semplici silenzi. Tutto in quel libro va interpretato a fondo, secondo me, pur risultando una lettura molto leggera.

Insomma, alla fine dei giochi, il risultato è che il libro vale ogni singolo minuto speso a leggerlo e che ve lo consiglio non una, non due ma diciannove volte (perché proprio diciannove? Beh, ka -questa è per i kinghiani-).

A presto, carissimi, e diffidate delle promesse facili e degli incanti troppo allettanti.

Anarchic Rain

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