lunedì 7 marzo 2016

La sorgente del fiume Bann di Celeste Ingrosso

Della serie: non sempre stronco le opere prime.
Vabbè, ma qua mica si tratta della solita ragazzina che scrive per un pubblico di decerebrati (ops, l'ho detto). Non sarà alta letteratura, ma secondo me è una perfetta opera prima, per cui spero vivamente che l'autrice scriva presto altro.

Let's start.

Un messaggio scritto sul muro di una casa disabitata.
Questo il primum movens della storia.
Una storia con una trama all'apparenza lineare: un misterioso uomo, un misterioso amore, una ragazza curiosa. Il tutto incorniciato nella splendida campagna irlandese.
Poi la storia va avanti, si ingarbuglia, mette in scena altri personaggi e altre situazioni, alcune inaspettate. Fino allo svolgimento finale.

Questo libro è soprattutto gioioso.
La vitalità della protagonista, il suo entusiasmo, la sua curiosità cronica, anche il suo essere infantile a volte, sono gli elementi trascinanti di questo romanzo d'esordio.
Ci sono alcune ingenuità di forma, molti punti esclamativi, ma una volta superata la superficie, tutto quello che si sente è la verità. Nonostante sia una storia ambientata nel 1891-1893, quindi appartenente ad un'altra epoca, con tutto ciò che comporta, i sentimenti di cui è perfusa non sono solo immortali, ma anche profondamente reali, come se l'autrice avesse davvero vissuto tutte le emozioni che descrive, così vivamente e vivacemente. Si "sente" come una corrente sotterranea ed è proprio quella che ci trascina nella storia, che non ci lascia, che non permette di smettere di leggere.
Anche perché, più scorrono le pagine, più la trama s'infittisce, si fa avvincente e in qualche modo più tenera e profonda.

In realtà, secondo me, questa grande storia d'amore non è che un pretesto: attraverso di essa, siamo costretti a guardarci dentro, a domandarci chi siamo veramente, cosa abbiamo fatto della nostra vita fino a questo momento e se quello che stiamo ancora facendo è davvero giusto per noi.
Se le risposte a queste domande dovessero regalarci gioia, allora potremmo dire di aver vinto.
Altrimenti, qualsiasi età abbiamo, conviene davvero fare un riesame della nostra vita, capire dove qualcosa è andato storto e cercare di rimediare.

In termini tecnici questo è un romanzo di formazione, la protagonista (che è anche io narrante) inizia come ragazzina ignara del mondo sconfinato e finisce come donna che finalmente ha trovato il suo posto proprio in quel mondo. In questo caso specifico, il suo posto l'ha trovato attraverso un percorso molto più spirituale che materiale, attraverso il quale ha preso coscienza di sé e di ciò che doveva essere la sua vita, di ciò che avrebbe significato "pienezza".

Vista l'epoca di ambientazione, l'autrice, che secondo me è una persona molto, molto romantica, ha potuto sbizzarrirsi con le più classiche dichiarazioni d'amore, con un gentiluomo non perfetto ma intenso, con le situazioni da sogno che ormai sappiamo sono troppo difficili da realizzarsi. Viviamo in un'epoca in cui un certo tipo di romanticismo sembra quasi "scaduto", come lo yogurt.
Inoltre le descrizioni di paesaggi selvaggi, di avventure per mari e per monti (è proprio il caso di dirlo), di amicizie improvvise con zingari itineranti. Adesso avrebbe potuto risultare anacronistico, in un certo senso. Quindi la scelta è stata molto azzeccata.

In conclusione, a prescindere dalle credenze personali, il libro ci lascia con un interrogativo fondamentale (se non addirittura un azzardo di risposta): tutto quello che ci succede è solo un caso oppure l'universo in qualche modo trama per portarci dove dovremmo essere nonostante nostre e altrui resistenze?
Ti pare facile.

Leggete questo libro, perché è dolce, frizzante, gioioso e vi farà sentire per un attimo entusiasti della vita.

Anarchic Rain

I tre moschettieri di Alexandre Dumas

Mi accorgo, man mano, che molti libri considerati per ragazzi li sto leggendo solo adesso. Forse perché da piccola ero attirata verso i libri "da grandi" e quindi questo, anche se è un mattone non indifferente, lo scartavo a priori.
Beh, forse è stato meglio così, perché adesso che l'ho letto mi sono concessa un paio di settimane di puro divertimento.
E' tutto vero, mi sono divertita come quando ero bambina e leggevo le avventure di Paperino.

D'Artagnan è un ragazzo o forse sarebbe meglio dire un bambinone, uno sempre pronto a sguainare la spada, ad attaccar briga e a spendere soldi (che quasi sempre non ha) con gli amici. Eppure è una persona forte e coraggiosa, che si fa in quattro per ciò che ritiene giusto, che non lascerebbe mai un amico in difficoltà, di qualsiasi natura essa sia.

Chi non conosce la storia dei quattro moschettieri il cui motto Uno per tutti, tutti per uno è da secoli entrato nel nostro modo di parlare. Il cadetto della guascogna che arriva a Parigi per diventare moschettiere e alla fine, dopo mille divertenti e tragiche peripezie, ci riesce, con buona pace dei suoi nemici e la gioia più grande dei suoi amici.

Le sue avventure non si limitano certo a duelli e intrighi, ma spaziano alle camere da letto.
I suoi grandi amori sono Constance e Milady, l'una splendente come un sole estivo, l'altra gelida come la luna d'inverno. Non riuscendo a salvare l'una, si impegna a vendicarsi dell'altra, che con i suoi intrighi e delitti stava rovinando (e aveva già rovinato) molte vite, tra cui quella di uno dei suoi migliori amici.

Il mio personaggio preferito è Athos. Ho sempre amato i personaggi misteriosi e all'apparenza quieti, quelli di cui si sa che c'è un mondo da scoprire ma non si sa mai se è un mondo che può piacere o no. Invece Athos è uno dei personaggi più positivi del romanzo, insieme a Constance. La sua perseveranza e i suoi silenzi, la sua cieca fiducia in D'Artagnan sono davvero affascinanti, ma mai stucchevoli.
Porthos e Aramis al contrario sono dei personaggi, stupendi ovviamente, ma di tutt'altra pasta. Porthos è il classico fanfarone ma simpatico, Aramis ha una facciata da pretino che non inganna nessuno, comunque non i suoi amici, che sanno benissimo che c'è una donna nascosta nel suo letto. Solo D'Artagnan all'inizio sa chi è questa donna.

Leggere questo libro è stato di una piacevolezza difficile da replicare, sono millemila pagine ma vanno via come un bicchiere d'acqua.

Solo una nota dolente: non ho digerito (non credo lo farò mai) la fine di Constance. Non ne ho proprio visto la necessità ai fini della storia.

A parte questo, leggetelo, leggetelo ora e leggetelo spesso. Vi farete un sacco di gaie risate e difficilmente passerete ore più piacevoli con un mattone del genere in mano.

Anarchic Rain