sabato 16 aprile 2016

Il bazar dei brutti sogni di Stephen King

Il ritorno del Re. Ritorno al Re.
Una nuova raccolta di racconti, più o meno brevi, dal Re del brivido del Maine. Molti dei quali già pubblicati in antologie o solo in ebook o su magazine.
Sono stati raccolti e per ognuno King ha scritto una piccola introduzione, cercando di spiegare come sono nati, con quale stato d'animo l'autore si approcciava alla questione e gli eventuali fatti reali che avevano fatto sbocciare l'idea originaria.
Non è la prima volta che scrive questo tipo di introduzioni, ma io le adoro e me le sono godute tutte e venti quante sono.

Però.

Sono un po' perplessa.

Il via è stato a 100 km all'ora, con una storia (che avevo già letto l'anno scorso) dal titolo Miglio 81. Una specie di Christine, la macchina infernale, ma più crudele, in un certo senso, e meno "poetica", se mi passate il termine. Nel romanzo, la Plymouth Fury era come un'innamorata gelosa e folle che uccideva chi osava mettersi tra lei e il suo proprietario. In questo racconto, la station wagon (posseduta? Aliena? Chi può dirlo) uccide indiscriminatamente chiunque si metta a portata di...carrozzeria. Uomini, donne e (almeno ci prova) bambini. Ma chi legge il Re da un po' lo sa, i bambini sono sempre più furbi degli adulti, hanno quella marcia in più che permette loro di cavarsela in situazioni disperate. E infatti sopravvivono solo i bambini. Perché loro sanno.

Segue Premium Harmony che mi ha lasciata indifferente.

Una rissa per Batman e Robin invece mi è piaciuta moltissimo, non tanto per la trama in sé, ma per come King dipinge il rapporto tra figlio e padre malato di Alzheimer. Davvero davvero toccante e tenero. Mi sono commossa su alcune frasi.

La duna, Il bambino cattivo e Una morte mi hanno lasciata più o meno indifferente.

La chiesa d'ossa e Tommy sono due racconti in forma di "poesia". Tra virgolette perché non sono poesie vere e proprie, diciamo che a un certo punto della frase King decide di andare a capo...e qui credo di dover dare la colpa (se di colpa si tratta) a colui dei vari traduttori del libro che si è cimentato nell'impresa di rendere in italiano versi americani...per dare il mio completo parere devo leggere l'originale, ma già so che non cambierò molto la mia impressione. Ma non si può mai sapere.

Morale e Aldilà non mi hanno scatenato nulla. Ho preferito di gran lunga l'aldilà descritto dallo stesso King in Revival (unica cosa che salvo di quel libro, infatti).

UR l'ho trovato molto interessante, sia come sviluppo di trama che come finale (al di là dello scontato). Ok, quanto siete pignoli, mi è piaciuto anche per il riferimento alla Torre Nera. Contenti? Ho proprio gioito quando ho letto quella parte, nonostante io odi gli uomini bassi, accidenti a loro.

Herman Wouk è ancora vivo, Giù di corda, Blocco Billy e Mr Yummy niente di che, dico sul serio. Non aggiungono niente alla produzione di King.

Il piccolo dio verde del dolore mi è piaciuto se non altro per il tema horror (il mostriciattolo che divora la sua vittima), per il protagonista, uno dei più antipatici di King (giuro), e per il finale, forse scontato,  ma carino, di quelli che ti fa dire (urlare no, ma diciamo dire con una vocetta sottile): Ma nooooo!

Quell'autobus è un altro mondo, Io seppellisco i vivi e Fuochi d'artificio ubriachi non mi sono piaciuti.

Tuono estivo lo voglio considerare un buon racconto finale.

In sostanza gli ho dato tre stelle su cinque, ma sarebbero state due e mezzo, o comunque tre su sei. Insomma una sufficienza piena al Re non si nega mai, non tanto perché è il Re, ma perché la sua scrittura è sempre bella, scorrevole e a tratti divertente, nonostante i temi siano a volte il suo punto debole. Lo stesso King ha spiegato più volte che scrivere racconti è più difficile che scrivere romanzi, perché i tempi sono stretti, lo scrittore deve ricordarsi che non ha a disposizione tutte le pagine del mondo e deve arrivare al dunque, mantenendo comunque una certa "tensione".
Ecco, in alcuni di questi racconti c'è riuscito. In altri proprio no, nonostante (lo ripeto) scorrano che è una meraviglia.
Secondo me non c'era proprio bisogno di scrivere di madre e figlio che per una stupida gara di fuochi artificiali danno fuoco alla villa di un mafioso italiano (e basta anche co sti stereotipi, no?), oppure di una tranquilla coppia di poeti che assiste all'incidente di macchina più spaventoso della loro vita, oppure di un uomo che non volendo accettare la morte della moglie semplicemente si convince che non è morta. E via dicendo.

Non so, mi sono divertita a leggere il libro, soprattutto la prima metà e l'ultimo racconto, ma non è scattato l'interruttore.

Se siete dei constant reader, leggetelo, ovviamente. Ma se non lo siete, se non conoscete King e volete leggere qualcosa di suo non iniziate con questo libro. Vi perdereste il King migliore. Lui non è solo uno che sa scrivere correttamente (come dimostrano questi racconti), ma è uno che non ha paura di baciarti con la lingua e prenderti a coltellate nella stessa riga. E le emozioni che regala di solito sono infinite.

Anarchic Rain