domenica 12 marzo 2017

Tutto Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle

Non avendo mai letto niente del grande detective inglese, ma avendone (ovviamente) sentito sempre parlare, ho deciso di colmare la mia ignoranza leggendo finalmente questo massiccio tomo mammuthiano, che giaceva da diverso tempo nel mio kindle.
In queste migliaia di pagine, c'è tutto lo scibile del Sir sulla sua creatura più famosa e amata, dai romanzi alle avventure.
Insomma, una full immersion davvero efficace per chi volesse appassionarsi (o sia già appassionato) al genere.

Non darò un riassunto di ciascun racconto, mi sembra dispersivo e inutile, tanto più che di un giallo non si può parlare della trama, per non fare spoiler, ma posso spiegare perché mi sia piaciuto così tanto, nonostante il genere non sia tra i miei preferiti.
Darò una panoramica sulle varie sezioni, fermandomi sui racconti che ho preferito.

Uno studio in rosso: mi è piaciuto molto, è stato davvero un ottimo approccio iniziale ai personaggi e al tema. Conosciamo il dottor Watson e insieme a lui incontriamo per la prima volta quell'uomo straordinariamente peculiare che è Sherlock Holmes. Un uomo che non sa assolutamente tutto di tutto, ma che sa tutto su determinati argomenti, quelli che lo aiutano maggiormente nelle sue indagini. Veniamo a conoscenza del suo metodo deduttivo (un metodo che sembra magia finché non viene spiegato) e di come lui ne vada oltremodo orgoglioso.
Il bello è che il suo orgoglio non lo sfoggia con chiunque; non ci tiene affatto a comparire sui giornali e a farsi notare per i suoi successi. Gli basta sapere che alcuni sappiano che c'è lui dietro i casi più difficili di Scotland Yard e non solo.
Secondo me è proprio per questo che sceglie Watson come compagno: capisce perfettamente che in lui ha trovato un adoratore assolutamente privo di ambizioni proprie, che non chiede di meglio che seguirlo e tesserne le lodi. E quanto si bea di quelle lodi!
Se Watson non si fosse trovato subito una moglie, avrei scommesso che sotto sotto quei due se la intendevano e non poco...ma vabbè, ogni mia fantasia yaoi è andata a farsi benedire molto presto, ossia nel secondo racconto, Il segno dei quattro.
Meno appassionante del primo (davvero scritto con maestria rara) ma sempre molto divertente (i siparietti di Holmes e la sua ironia e autoironia sono davvero acqua fresca!), anche se non mi è piaciuto molto sapere che il nostro eroe/antieroe fa uso di cocaina ed eroina come se piovesse...mi ha lasciato perplessa.

Con l'inizio delle Avventure di SH (Uno scandalo in Boemia), conosciamo una donna, anzi LA donna, che fa battere il cuore dell'inossidabile detective. Peccato che scompaia subito (dopo avergliela fatta sotto il naso!), ma ho come l'impressione che la rivedremo!
Le altre Avventure procedono tra alti (La lega dei capelli rossi, esilarante, Il mistero di Boscombe Valley, molto carino, mi sarebbe piaciuto fosse più lungo, L'avventura del carbonchio azzurro, L'avventura del diadema di berilli) e bassi ma non troppo (Un caso d'identità, Cinque semi d'arancio, L'avventura dei faggi rossi); quello che delle avventure mi è piaciuto meno è stato che quelle più interessanti mi sono sembrate troppo corte, avrei approfondito molto di più i personaggi e le situazioni, mentre quelle più sciocche mi chiedo perché mai siano state scritte!

Si prosegue con Le memorie di SH: alcune davvero bellissime, tipo La faccia gialla (una scena finale tra le più commoventi di sempre, mi sono venuti i lucciconi!), Il mistero della Gloria Scott, L'enigma di Reigate e Il trattato navale, altre decisamente meno (tipo, L'impiegato dell'agenzia di cambio, Il rituale dei Musgrave e Il paziente interno). Però due sono state sopra la media: ne L'interprete greco conosciamo il fratello di Sherlock Holmes, che ha un nome ancora peggio di lui (Mycroft); ne L'ultima avventura invece conosciamo il più acerrimo nemico di Holmes, Moriarty, ma il titolo ci fa uno spoiler grosso come una casa. Comunque si sa che non sarà l'ultima, anche perché fin lì siamo a tipo il 40% del libro, hai voglia a finire...

Subito dopo c'è Il mastino dei Baskerville: mi sento di definirlo (almeno fin qui) uno dei più bei gialli che ho letto, e sicuramente il più bello con il nostro protagonista.

Passiamo al capitolo del Ritorno di SH: non poteva mica morire così, quasi in sordina (e senza averci parlato un po' di più della sua nemesi); le avventure contenute in questa sezione sono altrettanto belle quanto le prime che ho letto. Per citare quelle che mi sono piaciute di più direi L'avventura della casa vuota, perché la reazione di Watson all'apparizione di Holmes vivo e vegeto mi fa troppo tenerezza, L'avventura degli omini danzanti, perché adoro gli enigmi cifrati anche se non ho mai idea di come risolverli, e L'avventura di Abbey Grange, anche questa ingarbugliata e piacevole da leggere.

La valle della paura: altro bellissimo romanzo a se stante del nostro incredibile detective, narrato nello stile del primo Studio in rosso, ossia con il caso recente in primo piano e una seconda parte digressiva. Molto bello davvero, appassionante e triste.

L'ultimo saluto: altre otto avventure per la coppia dilettante, ma a parte un paio di casi carini, gli altri iniziano ad annoiare. Non me ne vogliano gli estimatori, ma dopo un po' non sorprendono più, anche se forse la colpa è mia che li ho letti tutti di seguito. Magari li avrei apprezzati di più se ne avessi letto uno qua e uno là, spalmati magari su tutto l'anno. Ma vabbè, ormai.

Il taccuino di SH: se l'aggettivo della precedente sezione ci ha tratto in inganno per un po', abbiamo dovuto ricrederci subito; non era un ultimo saluto, ma un penultimo.
Le avventure complete di SH si concludono con quest'ultima serie di dodici avventure. Quella del cliente illustre e quella sul vampiro del Sussex mi sono piaciute più di tutte le ultime.

Adesso, bando ai convenevoli e a tutte le ciance. Sono sicura che anche ad altri è venuto in mente quello a cui ho già accennato, ma non sono andata a curiosare in rete per verificarlo. Quindi me ne assumo la completa responsabilità (sembra chissà che).
Avete mai pensato che Sherlock Holmes sia gay? Non è pettegolezzo sterile, giuro.
Mi domando se Conan Doyle non precorresse i tempi in più modi del previsto.
Tutta la manifesta misoginia di Holmes, il suo umore altalenante, il suo tenersi stretto Watson (etero, però, e anche convinto) e due o tre frasi lasciate cadere qua e là, mi hanno insospettita non poco. Inoltre quando è ormai sulla sessantina è "amico" di un ex-canottiere (mica scemo) e nessuno dei due si fa problemi ad andare a casa dell'altro anche se non invitato...
Ovviamente una volta che l'idea è venuta, non è stato facile mandarla via. In effetti non ci sono riuscita. E me ne sono convinta.

Comunque il suo sottile umorismo, la sua intelligenza e almeno alcune delle sue mille avventure, le porterò con me per un bel pezzo!

Anarchic Rain